Il nuovo modello economico di Kate Raworth: non esiste solo il PIL, ma anche la “ciambella”

21 febbraio 2018

Le riflessioni della studiosa inglese che propone il nuovo modello economico rigenerativo e redistributivo

Non esiste solo il PIL ma anche la ciambella, è il curioso paragone con il quale la studiosa Inglese Kate Rawort ha voluto fornire la sua lettura dell’evoluzione economica nel nostro tempo. Autrice del libro “L’economia della ciambella” scrittrice e ricercatrice presso l’Environmental Change Institute dell’Università di Oxford, la Raworth parte dall’attuale situazione come manifestazione evidente del collasso del paradigma meccanicistico, una visione superata che denuncia la propria inadeguatezza rispetto alle istanze della società civile attuale.

Se l’economia tradizionale ha sempre puntato sulla crescita del PIL, non definire i limiti all’interno dei quali ha senso perseguire questo obiettivo, ha comportato la crisi e il collasso del sistema.

Ecco allora che la scrittrice propone prima di tutta una rilettura dell’economia e degli obiettivi che essa deve prefiggersi, tenendo conto che la sua funzione dovrebbe il benessere e la crescita della società tutta.

modello economico kate Haworth

L’economia della Ciambella di Kate Haworth -fonte immagine www.kateraworth.com

La ciambella è la figura o se vogliamo la rappresentazione attraverso la quale descrive il suo modello economico; una sintesi efficiente che riunisce i più recenti studi di economia comportamentale e delle scienze della terra, un’impostazione ecologista che impiega questa forma perché capace di rappresentare i margini di una crescita sostenibile.

La parte interna della ciambella è quella all’interno della quale la studiosa colloca la base sociale con gli elementi che rappresentano bisogni e istanze della società civile: dall’istruzione, alla rappresentanza politica, dal lavoro al bisogno di giustizia, dalla casa, alla salute. La parte più esterna è quella sulla quale si collocano i limiti ambientali. Un’economia sana, è quella che riesce a definire le proprie azioni tenendo conto dei confini entro i quali si può muovere. Se il margine interno della ciambella è il baratro dell’indigenza, quello esterno è il limite delineato dall’impatto ambientale delle nostre azioni; quello che si può fare sta nel mezzo.

L’economia, sostiene la studiosa, non può non tenere conto dei bisogni della società. Ignorare quelli che dovrebbero essere gli elementi fondanti delle azioni economiche, comporta un inevitabile impoverimento, inteso come peggioramento delle condizioni di vita in particolare per le fasce più deboli della società.

Così come l’economia non può prescindere dalle esigenze della società civile, nello stesso modo non può non tener conto dei limiti ambientali. Perpetuare modelli tesi al cieco sfruttamento delle risorse naturali non è né sano né credibile, di fatto rappresenta un percorso senza via d’uscita. Dai cambiamenti climatici ai processi degenerativi come la desertificazione, l’acidificazione degli oceani o la perdita progressiva della biodiversità, le drammatiche dimostrazioni della sconfitta di un sistema irrispettoso della vita nel suo complesso, sono difronte ai nostri occhi.

modello economico sostenibile Kate Raworth

Un’economia circolare sostenibile e solidale

È necessario allora ridisegnare gli obiettivi e dare loro concretezza con nuove strategie, perché l’economia possa diventare rigenerativa e redistributiva. Se l’1% della popolazione mondiale detiene la maggior parte delle risorse disponibili, forse il sistema attuale va nella direzione sbagliata.

Un’economia rigenerativa è quella capace di restituire, generare nuovamente quanto chiede e sottrae all’ambiente naturale. È il modello dell’economia circolare; I benefici ottenuti possono e devono essere distribuiti nella società civile, coloro che hanno contribuito a generare un risultato devono beneficiare di quell’obiettivo raggiunto; dobbiamo guadagnare un modello capace di guardare oltre il beneficio della singola azione.

L’Economia, secondo Kate Raworth, deve essere generosa per produrre crescita ed evoluzione; ognuno di noi può nella sua quotidianità partecipare a questo modello responsabile e sostenibile rivolgendo lo sguardo oltre se stesso, verso la comunità.

L’uomo e l’ambiente vanno coltivati e nutriti, solo attraverso questo passaggio fondamentale possiamo liberarci dall’ossessione di una crescita che ci ha condotti lontano da un sistema equo e sicuro in cui vivere dignitosamente.

Un’economia sana deve consentire a ognuno di prosperare.

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